Questo libro è per “stomaci forti”.
Non è banale, non è edulcorato.
Le protagonista ha perso via via qualcosa.
Consistenza e senso.
Ha perso il giorno e la notte.
Sembra vivere nella devastazione psichica e fisica ma qualcosa si muove e prova costantemente ad annodarsi. Vi è nella sua vita un richiamo al mortifero e, al tempo stesso, all’errare del vitale.
Nella testo Conversazione di Archachon, Jacques-Alain Miller specificherà : “Diciamo che un sintomo può assolvere la funzione del Nome del Padre”.
È proprio questo ciò che l’eroina senza nome di Clementine Haenel sembra cercare?

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